Abbiamo incontrato e intervistato per voi uno dei protagonisti dell’ultima Lucca Comics & Games:Gabriele Dell’Otto. Lo abbiamo avvicinato al  suo stand, durante la fiera, mentre realizzava schizzi per i fan o autografava loro qualunque materiale riportasse il suo inconfondibile tratto e abbiamo toccato con mano l’affetto del suo pubblico e la disponibilità straordinaria di questo protagonista del fumetto internazionale, conosciuto ovunque soprattutto per i suoi lavori legati ai principali supereroi Marvel. Per la kermesse toscana giunta alla 29a edizione, ha firmato il prestigioso manifesto rappresentativo. Abbiamo conversato piacevolmente con lui focalizzandoci su quello che possiamo definire senza dubbio il progetto più ambizioso della sua intera carriera: illustrare la Divina Commedia, le cui prime tele sono state esposte in una mostra dedicata presso Palazzo Ducale. A voi Gabriele, in tutta la sua contagiosa, travolgente loquacità e cristallina franchezza.

Ciao Gabriele, benvenuto a Lucca e benvenuto su BadComics.it. Il motivo che ci ha portati qui da te è prima di tutto il grosso progetto che presenti in ateprima alla mostra allestita a Palazzo Ducale. Sappiamo trattarsi di una collaborazione con Franco Nembrini e ha a che fare con l’opera più rappresentativa della nostra letteratura, la Divina Commedia. Come è nato il progetto?

Questo progetto è nato in realtà da un mio incontro con Dante Alighieri e poi conFranco Nembrini, ma questo incontro con Dante non ci sarebbe stato senza il professor Nembrini. Perchè l’ottobre scorso tenne una conferenza a Roma sul primo canto dell’Inferno. Io il giorno dopo, mi ricordo era un lunedì, andai a parlare con S.C.M. [Spazio Corto Maltese Edizioni], con la quale di solito collaboro per la fiera di Lucca, per vedere se si poteva mettere in piedi un progetto per quest’anno. Loro avevano poche idee e confuse, io non ne avevo per niente e alla fine del pranzo eravamo venuti a capo di nulla. Andando a predendere il caffè, uno dei due soci, Maurizio, senza sapere che io ero stato all’incontro del professor Nembrini, disse: “Potremmo fare, che ne so, tanto per dire, la Divina Commedia illustrata da Dell’Otto”. Io urlai così forte che si girò tutto il bar: “Si!! Cacchio, facciamo quello!”. E Maurizio: “Guarda che scherzavo”. Ed io: “Io no, per niente”. Allora gli raccontai tutto e da lì è iniziata quest’avventura. È in realtà una ricerca personale, avendo scoperto che Dante parlava a me, nella mia vita, e parla un po’ a tutti noi. È stato un fulmine a ciel sereno scoprire cose che facevano parte del mio vissuto e che stavo vivendo in quel momento. È qualcosa che è nato dalla mia volontà ma era circoscritto a far fare al professor Nembrini un’introduzione sulla Divina Commedia, come avevo fatto sempre per S.C.M. per il libro OZ, illustrazioni scelte con una introduzione. Poi come per tutte le cose che iniziano solo per passione e amore è diventato qualcosa di molto più importante. Franco è rimasto entusiasta appena ha visto le prime cose. Abbiamo fatto vari incontri e ci siamo dati così un obiettivo bello arduo ma che vogliamo raggiungere insieme, ossia tra tre anni riuscire ad avere una pubblicazione nuova di zecca, completamente commentata dal professor Nembrini e illustrata da me. Per ogni canto ci sarà almeno un’illustrazione, per cui saranno come minimo cento illustrazioni.

Ci sarà anche la possibilità di ammirare un Purgatorio eParadiso illustrati da te ci sembra di capire. È corretto?

Esatto. Ogni anno grazie a S.C.M., qui a Lucca proporremo per tutti coloro che saranno interessati al progetto, per non lasciarli a bocca asciutta, un’anteprima di quello che sarà l’interno di ogni cantica, quindi quest’anno l’Inferno, poi il Purgatorio e in fine il Paradiso. Ci saranno 9 illustrazioni ogni anno che saranno un’anticipazione di quello che sarà poi il volume completo in oggetto. Quindi si, assolutamente l’intera opera di Dante, perché ho scoperto che se non si passa dall’Inferno per arrivare al Purgatorio, non si raggiungerà mai il Paradiso e rimanare all’Inferno, sinceramente non mi piace un granché.

Ci puoi dare qualche dettaglio in più su questo volume che presenti a Lucca?

Questo primo libro presentato a Lucca è un portfolio a tiratura limitata in 350 copie, firmato, autografato, numerato: un pezzo da collezione. È un omaggio a tutti i miei fan o a chi sta seguendo questo mio lavoro, un assaggio per non dover aspettare tre anni, per vedere quello a cui mi sto dedicando anima e corpo. È un progetto molto personale, ripeto, uno specchio di quello che io ascolto e recepisco quando il professor Nembrini parla e spiega un canto piuttosto che un altro.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla prima cantica dell’opera, impreziosita dalle tue illustrazioni?

Potete già dare un’occhiata a soggetti come Lucifero e Cerbero. Io a volte quando devo affrontare un lavoro da illustratore, parto in maniera automatica, poi arrivo alla fine e non sono convinto. Ma devo capire il perché. La prima volta che ho finito Cerbero, per due o tre giorni tutti quelli a cui lo facevo vedere mi dicevano: “Figo!”. Eh no. Se mi dici “figo” guardando un essere infernale, di una cosa dell’inferno, mi sa che non sono stato capace di trasmettere il senso giusto. Capito il motivo, mi sono messo al lavoro e ho rifatto completamente il layout. Quando ho rivevuto come commento: “Mamma che ansia che mette sto disegno”. Mi son detto: “Vai, hai fatto centro!” Ci vuole molto tempo perché devo essere assolutamente onesto con me stesso, il più trasparente possibile.

Come avete scelto i soggetti delle illustrazioni?

Queste nove dell’Inferno sono legate ad altrettanti canti già commentati dal professor Nembrini, stralci degli incontri che lui faceva, DVD, eccetera… Sono anni che spiega la Divina Commedia agli studenti e ai loro genitori. È incantevole sentirlo parlare. Non è soltanto un insegnante di liceo ma un grande educatore.

Ti sei ispirato a qualcuno dei grandi pittori del passato che si cimentarono con l’opera somma della nostra letteratura? Il pensiero va subito a Gustave Doré.

Gustave Doré è il mio backgorund formativo, l’ho macinato quand’ero giovane. É talmente inarrivabile che mi serve come termine di paragone per non fare quello che ha fatto lui. Sarebbe stupido e limitativo per me. A livello creativo sarebbe una copia fatta male.

Hai dovuto apportare modifiche e accorgimenti al tuo stile oppure no? Qual è stato l’aspetto più ostico nel concepimento e nella realizzazione dei disegni?

Pochi lo sanno ma lo spettacolo poi è andato in TV, Tutto Dante, con Roberto Benigni, è stato ispirato da Franco Nembrini. A dicembre Benigni proporrà due serate sui Dieci Comandamenti ed c’è tutto un discorso collegato. Sono molto curioso al riguardo. Dicevamo: l’approccio è sempre quello fatto con il mio stile, ma cercando di eliminare il Gabriele illustratore e cercare di cogliere l’essenza di questi soggetti. Posso permettermi di fermarmi a metà, nel momento in cui capisco che sono arrivato a dare quello che volevo dare. Alcune immagini ad esempio non sono state completate volutamente. Il mio conte Ugolino ha le due figure dietro, Dante e Virgilio, soprattutto Virgilio, appena accennate. È voluto, è un terzo piano, fuori fuoco, io avevo raggiunto ciò che volevo, perché il centro doveva essere il conte Ugolino. Le tavole non hanno colore tranne il rosso e l’arancio, perché ci sono le fiamme, ma la base è formata da grigio, marrone e nero. Queste sono le tonalità, per me, che esprimono l’Inferno, l’assenza di vita. L’unica luce, l’unica fonte cromatica è rappresentata dal rosso di Dante, che dà una sensazione vibrante; speriamo, quella è l’intenzione.

L’aspetto tecnico è quello di non approcciarmi mai nella stessa maniera. È una specie di preghiera, di raccoglimento in cui cerco di venire a contatto con il mio io più profondo. Mi sono messo a nudo per riuscire a cogliere l’essenza di quelle immagini. Questa è stata la vera difficoltà, l’onesta di cui parlavo prima, il riuscire a fermarmi in un particolare momento della realizzazione per provare a catturare quella sensazione che stavo provando in quel preciso istante e trasmetterla a chiunque altro avrebbe osservato poi quell’immagine.

Ho cercato di fare il viaggio insieme a Dante, per cui non ho potuto e non posso staccarmi da lui, astrarmi da quello che ha visto e raccontato. Certo non è facile creare un’immagine che abbia sempre un impatto emotivo che funzioni. Ulisse è stato per quindici giorni sul cavalletto. Nel canto la fiamma è così forte che quasi non si distingue il corpo dell’eroe greco. Ho rischiato più volte di trasformarlo nella Torcia Umana dei Fantastici Quattro [ride]. Un giorno, proprio quello prima in cui mi venne a trovare il professore in studio, feci tutto di getto, in una stesura unica. Ho cercato di rimanere fedele a Dante, per fare il viaggio con lui e portare il lettore insieme a Dante e Virgilio.

 

Veniamo ai fumetti: è uscito da poco in Italia la graphic novel Spider-Man: Family Business, scritta da Mark Waid e da te disegnata. Che tipo di legame hai attualmente con la Marvel?

Dopo Family Business ho chiuso praticamente il mio contratto di esclusiva, onorandone la conclusione con una ventina circa di copertine. Dopodiché rimango in collaborazione tuttora essenzialmente per cover. Mi sono preso anche con loro una specie di aspettivativa di circa tre anni. Continuerò a lavorare con loro per tutto ciò che concerne copertine e illustrazioni, ma per vedere una storia disegnata interamente da me, dovrete aspettare almeno tre anni.

A proposito di copertine, tua è la variant di Orfani: Ringo 1. Non è la prima volta che lavori per Bonelli. Ti rivedremo presto su un albo Italiano, magari una serie regolare?

Dal mercato italiano ho avuto diverse proposte. Sono cresciuto in mezzo ai fumetti. Mio padre è tuttora un lettore accanitissimo degli albi Bonelli. Lui leggeva di tutto, europei, americani, francesi e altro, ma soprattutto Bonelli. Io sono cresciuto con Tex, Zagor, Mister No, Martin Mystére, fino a quando adolescente. Mentre facevo le medie, uscì Dylan Dog. Per anni sono stato affezionato a questo personaggio. Ci siamo corteggiati a vicenda per parecchio tempo ma essendo io un artista che predilige il colore, era difficile allora trovare un accordo. A quel tempo le stesse copertine non erano realizzate in modo tradizionale.

Ora ti racconto una cosa: io ho un carissimo regalo di Claudio Villa; siamo amici e una volta mi regalò una copertina di Dylan Dog. Me la mandò impacchettata, blindata. La apriì e la stavo per buttare, non gliel’ho mai detta ‘sta cosa, ora la verrà a sapere [ride], stavo per buttare il foglio che stava sopra e che sembrava una fotocopia a colori, della copertina come era uscita. Quando lo chiamai commosso per ringraziarlo per il dono e perché era splendida, lui mi disse: “Guarda mi sono permesso anche di allegarti l’originale a colori della copertina”. E io mi sono detto: “Meno male che non l’ho accartocciata…”

Questo per dirti come era inteso il colore anche per le cover. Le cose sono molto cambiate ora. La collaborazione arriverà, arriveranno diverse cose; quest’anno ho fatto un favore a Roberto Recchioni con il quale siamo amici e ho realizzato la copertina variant per Orfani, per la seconda stagione della serie. Sono molto soddisfatto. Mi ha dato libertà assoluta e ha subito avallato il mio primo layout, lui e Emiliano Mammucari, sono stati carinissimi. Non prima dei suddetti tre anni, ma dopo di questi, aspettatevi delle sorprese, non ho ancora accettato e quindi per correttezza non posso dire nulla, ma c’è una volontà sia da parte mia che da parte della Bonelli di collaborare su vari fronti. Io ho avuto la fortuna di consoscere Sergio [Bonelli] a Mantova e ne fui rapito. Era una persona squisita, non ho altre parole. Quando fui contattato per la copertina del primo Color Fest ero felice come un bambino.

Come sarà la tua Lucca e cosa ti aspetti quest’anno dalla fiera toscana?

Una Lucca con bel tempo, è la cosa importante. Poi vale sempre lo stesso approccio, la voglia di stare a contatto col pubblico, cercare di dare il massimo nel minor tempo possibile. Il nostro lavoro è un po’ infame, per un anno non si vede nessuno e poi d’un tratto ci si ritrova tutti. E se abbiamo lavorato bene, lo vediamo qui.